martedì, settembre 23, 2003
Ho parlato con Cecilia Gasdia. L'ho attesa tutto il concerto. Ha cantato bene, prendendosi applausi e fiori. Un tremore sulle mie labbra, nel chiederle un consiglio. Si tratta sempre di musica. Chiaramente. Non ha riso di me, mi ha trattata con rispetto. Forse anche lei ricorda ancora cosa significhi essere all'inizio. Ho chiesto una guida. Lei ha detto un nome. Domani proverò a telefonare a questo tenore sconosciuto a me, eppur famoso, dato che lui ha cantato con Del Monaco.
M'illudo?
Giorno dopo giorno mi circondo di nuovi amici, veri o virtuali. Comincio a conoscere e capire. Non ho paura di chi mi stroncherà, perchè già faccio quello che amo.
martedì, settembre 09, 2003
AUTOSCATTO > Maggio 2002
Morii nell'attimo in cui vissi, con il pugnale dall'elsa bianca piantato nel petto; libertà a fiotti colava col sangue. C'ero, eppure non c'ero, e mentre accadeva le grigie pareti tutt'intorno mi serravano, proteggendomi in un sereno e inconsapevole isolamento. La vita fuori il nulla dentro, e col fumo bianco espiravo anche l'anima. Battito stanco e regolare, accelerazione nell'estasi e di nuovo, insensibilità sulle giovani e brunite membra. Emozioni scontate, carezze vergognose dall'uomo che non sapeva nemmeno chi fossi. VERAMENTE. Vidi molta gente, sempre gli stessi ed identici occhi di chi, come fuoco, consuma la carme, di chi, come ghiaccio, la raggela. Voi non sapete com'è stare semplicemente distesi, con enormi grappoli di violenti pensieri, martellanti e funesti nella mente; i piedi gonfi di dolore, risucchiata dalla paura! E questa, mi contagiò col suo morbo mortale. Penetrai con lo sguardo il monile del mio scrigno e trovai solo cenere e qualche granello di rabbia. Nulla di prezioso. Bruciai ogni cosa su un collo di bottiglia di plastica, filtro di sofferenza, esaltazione, di solitudine. E nell'infinito spazio, grande quanto la cruna di un ago, con le unghie staccate a forza di scavarmi la fossa, mi dissolsi in volute leggere, raggomitolata in un ego non mio. Avvelenai i miei giorni con l'arte perfetta della mia debolezza, tremante al cospetto di Realtà. Sprofondata nell'ombra dell'oblio, con il cuore tumefatto da quel mondo incolore nel quale ero immersa: nessun desiderio, se non quello di "stare" e basta, perchè "essere davvero" non si poteva, e fondermi con la terra senza lasciar orma. Dimenticai la luce perchè il mio sole era pietra ruvida e i suoi raggi mi lasciavano ferite aperte sulle gambe. Cani latravano in una notte qualunque. Il terrore che qualcuno volesse privarmi della mia prigioniera libertà, mi era padrone. Laggiù cercavano una donna, ma tra quei quattro muri non vi erano che stanchezza e vecchiaia.
Vissi nell'attimo in cui morii, perchè in quell'istante compresi il Senso di tutto... Le mie dita di morente rinata reggevano uno splendido fiore.
La vita forse.
sabato, settembre 06, 2003
NOTRE-DAME DE PARIS: IN DEMOLIZIONE.
Qui a Verona c'è un casino allucinante per via dello spettacolo di Notre-Dame de Paris. All'inizio, quando avevo assistito ad uno showcase dell'opera di Cocciante, ne ero rimasta positivamente colpita. Dopo aver visto la diretta su Rai1, ho cambiato totalmente idea. E' uno spettacolo fatto esclusivamente per la TV e per far soldi (90€ di biglietto in poltrona), senza un'orchestra che suonasse davvero perchè si doveva far posto ai "binari" delle telecamere. Canzonette tutte uguali, strutturate tutte uguali. Cantanti bellocci, con voce pulita, ma da sagra di liscio, che non sapevano tenere una nota (calante) senza vibrare. Io non sono la Callas, ma almeno un pò di spirito critico m'è rimasto. Insomma, siamo in un'epoca dove persino i Lùnapop e gli Eiffel 65 fanno la storia della musica... La gente non si rende conto dello schifo a cui siamo arrivati. Dicono che è un capolavoro... La cosa divertente è che, mentre esprimo la mia opinione mi si prende per un'eretica!
Ieri sera, quando la gran folla usciva, al termine dello "spettacolo spettacolare" in Arena, siamo passati in macchina. Con noi c'era un amico che peli sulla lingua non ne ha. Tirato giù il finestrino si è messo ad urlare a gran voce: "Notre-Dame de Paris è una merda! Cocciante sei un nano brutto e stonatoooo! Cocciante sei SCoccianteeee!" Ammetto che sia stato un pò offensivo e volgare, ma aveva ragione. Ed è giusto che tutti sappiano la verità e che quelli che han pagato, si arrabbino pure.
Stavamo tornando da un locale dove avevamo improvvisato al pianoforte e alla viola, cantando arie note o inventate al momento. In macchina, avevo ancora addosso quella sensazione di benessere che solo la musica, vissuta "dal di dentro" può regalare. Certo, non siamo stati spettacolari e impeccabili (?) come il cast di Notre-Dame de Paris, ma almeno ciò che abbiamo fatto è stato autenticamente sentito...
In cuor mio spererei che buffonate come l'opera di Cocciante vengano abolite, che la gente impari a riconoscere la musica di qualità, e che i piccoli gruppi abbiano la possibilità di uscire allo scoperto, senza che questi colossi del mondo musicale soffochino nuove idee...
lunedì, settembre 01, 2003
"Mi dispiace. Mi dispiace. Ho rovinato tutto" ho detto io, giocherellando col bicchiere e tenendo gli occhi bassi. "Vorrei ricominciare da capo. La nostra amicizia, voglio dire. Vorrei che tu capissi davvero che quella che ti ha usato, quella che si comportava da pazza, non ero veramente io. Stavo male, depressa... E' stato il periodo in cui ho cominciato a drogarmi. Scusami, se ti ho trattato così..."
Lui è più imbarazzato di me.
"Scusa me invece, Eny. Che quando avevi bisogno ti ho voltato le spalle. Sono io quello che ha fatto i suoi porci comodi con te... Ho abbandonato un amica..."
Due anni col pensiero di aver lasciato qualcosa in sospeso. Come avere un sasso al posto del cuore, che pesa... Mi sento leggera. Quasi felice. Ora.
Canterei...